Camminata per la Pace – 29 marzo 2026
«Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti… La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio». Papa Leone, Angelus 22 marzo 2026
La pace va invocata dal Signore e va perseguita con tutte le energie, fisiche, mentali e spirituali praticando il diritto e la giustizia.
Nella fase storica che stiamo vivendo, invece, il diritto della forza (economica, militare, del consenso) sembra prevalere sulla forza del diritto.
L’incultura della violenza – evocata, minacciata, praticata – sta affermandosi nei rapporti interpersonali, nelle relazioni fra comunità, nazioni e Stati.
Verbi come «massacrare», «annientare», «decimare» vengono quotidianamente usati, come fossero azioni virtuose. Ci stiamo drammaticamente abituando alla guerra, rischiando di sterilizzare la nostra umanità.
Nel suo dramma “I Giusti”, Albert Camus fa dire al rivoluzionario russo Ivan Kaliaiev: «Noi uccidiamo per far sorgere un mondo dove nessuno ucciderà più. Noi accettiamo di diventare criminali perché la terra si copra finalmente di innocenti». Possiamo ancora pensare che esista “l’ultima delle guerre”, dalla quale può scaturire una pace definitiva?
Le risorse del cuore, dell’intelligenza e della creatività umana, sono più forti dell’incultura e dell’indifferenza e possiamo vincere la violenza, l’indifferenza e l’assuefazione alla guerra.
«Non possiamo rimanere in silenzio». Se vogliamo rimanere umani, far sentire la propria è un urgente compito culturale, politico e anche spirituale.
don Giovanni Momigli
